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Lo
“Stalking” (dal verbo anglosassone “to stalk” che richiama
il significato di “seguire e controllare la preda”) è un
insieme di atti ripetuti nel tempo che hanno connotati di
sorveglianza, controllo, ricerca di contatto e comunicazione
verso un soggetto che palesemente li rifiuta.
Le
statistiche rivelano che in Italia il 20% della popolazione,
almeno una volta nella vita, è stata bersaglio di atti di
stalking in maniera più o meno accentuata e che una vittima
su cinque appartiene al sesso maschile, contrariamente a
quanto si potrebbe pensare.
Ciò
premesso, va detto che le donne sono le vittime privilegiate
di tale fenomeno al quale finalmente è stata
istituzionalmente data l’importanza che merita.
Lo
“stalker” può essere un ex partner, un conoscente, un
soggetto conosciuto casualmente o un perfetto estraneo. Non
esiste una regola generale per individuare uno stalker,
anche se nella maggior parte dei casi essi sono ex partner
che agiscono per recuperare un rapporto concluso o che
vogliono vendicarsi. Anche nell’ambito di una coppia ancora
unita, quando uno dei due pone in essere un eccessivo e
morboso controllo nei confronti dell’altro/a, si può
ritenere che vi sia in corso una condotta di stalking.
Alcuni
stalker prendono di mira conoscenti (amici, colleghi di
lavoro, vicini di casa ecc...) o soggetti sconosciuti, al
fine di stabilire con loro una relazione sentimentale oppure
per vendicarsi di un torto subìto reale o presunto.
Molti stalker sono individui che hanno gravi difficoltà di
relazione mentre altri possono soffrire di disturbi psichici
che li inducono a credere nella effettiva esistenza di una
relazione sentimentale che in effetti non c’è o alla
concreta possibilità di stabilirne una.
Le
condotte più pericolose si manifestano quando lo stalker
attua una fase di preparazione finalizzata all’aggressione
fisica a scopo sessuale, così strategicamente calcolata che
la vittima predestinata non ha la minima idea di ciò che sta
accadendo.
L’esistenza delle vittime di stalking può essere seriamente
compromessa: ansia, depressione, sindromi da stress
post-traumatico, così come la paura di uscire di casa e
condurre una vita normale, spesso sono il risultato della
persecuzione subìta che in alcuni casi costringe a dover
prendere drastiche decisioni come il cambiare lavoro,
abitazione o, addirittura, città.
Nonostante la recente approvazione della legge anti-stalking
(pene da 6 mesi a 4 anni di reclusione), il fenomeno non va
sottovalutato, in quanto il quadro psicologico e sociale
denuncia che gli stalker, al pari di pedofili e altri
deviati, hanno una altissima percentuale di recidività e
potrebbero, una volta tornati in libertà, continuare nella
loro opera. Invero, non sono state ancora previste misure
tali da garantirne il reinserimento sociale attraverso
percorsi obbligatori di recupero post-detenzione.
Circostanza che lascia perplessi, in considerazione del
fatto che lo stalker è spesso un individuo affetto da
anomalie caratteriali, dipendenza, tratti narcisistici o
paranoici associati talvolta all’assunzione abituale di
sostanze psicoattive come alcol e stupefacenti.
Soluzioni
semplici e pratiche per chi è vittima di stalking non
esistono. Ciononostante, fortunatamente, la maggior parte
degli stalker possono essere contrastati attuando idonei
comportamenti e mutando il proprio stile di vita nell’attesa
che la morbosità del persecutore inizi a perdere di
consistenza.
Ad esempio si può spiegare in modo serio e
deciso di non aver voglia di altri contatti. Qualunque
successivo contatto, anche se dissuasivo, potrebbe far
ancora sperare lo stalker che la perseveranza un giorno sarà
ricompensata. Ogni risposta al telefono (anche via sms),
mail, lettere ecc… e altre forme di reazione “ricompensano”
gli sforzi dello stalker.
E’ bene
poi informare parenti e amici della situazione in modo che
sappiano rendersi disponibili in caso di bisogno. Qualora lo
stalker continuasse nel suo intento o divenisse più
insistente, è consigliabile ricorrere all’aiuto delle
Autorità di pubblica sicurezza ed eventualmente sporgere una
denuncia-querela nei suoi confronti.
Dr. MASSIMO
BLANCO
Sociologo Clinico e Applicato
Spec. Educazione, Comportamento,
Scienze Criminologiche e della Sicurezza
massimo.blanco@blancoweb.it
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