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Non c’è una spiegazione univoca per capire cosa una persona
cerchi in chat. La chat può essere considerata una moderna
agenzia di socializzazione che permette a chiunque possegga
un PC ed un collegamento in rete di entrare in contatto con
altri individui e instaurare relazioni.
Ma chi è il “chatter”? E’ cosa assai ardua tracciare un
profilo “tipo” di chi frequenta la chat. Fatto sta che,
nella maggior parte dei casi, la comunità virtuale diventa
una sorta di “ambiente protetto” dove poter dare sfogo alle
proprie emozioni e ai propri sentimenti senza la paura di
esser giudicati nel modo di porsi oppure di sentirsi
“osservati” nell’agire.
Si inizia a chattare per curiosità o perché un/a nostro/a
conoscente ci presenta questo “mondo alternativo”, dove la
vergogna e l’inibizione non esistono.
La stragrande maggioranza di chi inizia a chattare lo fa per
frustrazione, solitudine o perché sta attraversando un
momento particolare della propria vita in cui il mondo reale
nega importanti aspettative, sovente riguardanti la sfera
affettiva (delusioni amorose, mancanze o carenze parentali,
assenza di amicizie consolidate, un passato che si ripete,
un lutto, una separazione ecc…).
E’ bene precisare che per “solitudine” ci si riferisce ad un
concetto molto più ampio del sentimento. Infatti, si può
condurre la propria vita circondati da tante persone attente
e premurose “reali”, in un contesto apparentemente
soddisfacente, ma comunque essere “soli” con se stessi a
causa di una “inconfessabile” mancanza interiore che non
trova risposte adeguate nella realtà quotidiana.
In buona sostanza, la chat diventa un “mondo alternativo”
dove socializzare, permettendo di togliere la “maschera” che
ogni giorno si indossa per paura del giudizio altrui, oppure
per donare al proprio “Io” la speranza di poter trovare ciò
che la realtà che sta intorno non offre in modo adeguato:
l’affetto, l’amicizia, la complicità e, non per ultimo,
l’amore.
Dipendenza da Chat
Si è già detto che la chat può essere considerata un “mondo
alternativo”, un luogo socialmente sicuro dove le “maschere”
cadono e il giudizio altrui non conta, lasciando spazio ad
una disinibita espressione delle proprie emozioni. Ma questo
rifugio, spesso, diventa una vera e propria trappola per la
mente, poiché accade che ci si possa imbattere in
una “dipendenza” vera e propria dove la chat diviene il solo
modo di socializzare sia in ambito amicale che sentimentale.
Nella sostanza, sfugge ai pensieri il mondo vero, fatto di
ruoli, responsabilità e accadimenti
o situazioni poco
piacevoli ma che pure si devono affrontare.
La chat diviene quindi l’unico "mondo" dove si vorrebbe
“esistere”, dove le avversità della vita reale non esistono
e dove il nostro “Io” più frivolo e giocoso si può
manifestare senza pensieri. Una sorta di “acuna matata”
(vivere senza pensieri) miracolosa, che alla lunga può
portare a comportamenti quasi maniacali come, ad esempio,
non vedere l’ora di tornare a casa per accendere il PC per
collegarsi. Si perde, in questo modo, l’orizzonte della vera
vita e ci si isola sempre di più, sostituendo i propri ruoli
(partner, figlio/a, amico/a ecc…) con un unico ruolo
virtuale associato ad un nickname.
Pericoli in Chat
Purtroppo, in tutte le manifestazioni di “aggregazione
sociale” , in special modo quelle numerose (come la chat),
i
soggetti affetti da alcune pericolose patologie o tendenze
antisociali trovano “terreno fertile” per inserirsi e dare
libero sfogo alle loro azioni criminali, agevolati dal fatto
che nel mondo virtuale si può entrare senza problemi
(bastano un nickname, una casella di posta elettronica
inventata ed una password).
Come già accennato prima, molti chatters (di entrambi i
sessi) vivono la chat cercando comprensione, amicizia e….
l’amore. Vittime di questo grande bisogno di emozioni, con
addosso un sentimento di debolezza e una forte necessità
interiore di sentirsi apprezzati e importanti per qualcuno
di “ideale”, che potrebbe essere proprio la persona
dall’altra parte del monitor, possono divenire vittime di un
soggetto deviato che “naviga” la chat in cerca
di facili
prede.
A tal proposito è bene porre in evidenza il fatto che i
soggetti devianti dal punto di vista affettivo o, peggio,
rientranti nel “disturbo antisociale di personalità” (ultima
definizione data al sociopatico – un tempo definito
“psicopatico”), così come gli individui affetti da grave
narcisismo con tendenza al disturbo sopra menzionato, sono
molto spesso persone dotate di grande cultura, senso dell’humor
uniti ad un forte “magnetismo” nell’atteggiamento, nei modi
di fare e di relazionarsi verso le persone dell’altro sesso.
Insomma, delle vere e proprie “calamite” alle quali è
difficile resistere.
Come evitare i pericoli della Chat
E’ evidente che se in chat si trova qualcuno di veramente
interessante e che, davvero, potenzialmente potrebbe essere
un/a possibile partner o amico/a, è necessario, soprattutto
per una donna, attuare tutte le precauzioni del caso nel
momento in cui si dovesse decidere di concretizzare la
relazione con un appuntamento.
Alcuni consigli utili al fine di evitare spiacevoli sorprese
o di divenire vittime di “stalking”:
non fornire numeri di cellulare (se l’altro/a ha conoscenze
nell’ambito del gestore telefonico dove è registrato il
numero, potrebbe risalire a tutti i vostri dati. Oppure, nel
caso non funzionasse qualcosa, continuare a molestarvi con
telefonate o sms);
non fornire indirizzi di posta elettronica di uso quotidiano
e personale al fine di evitare molestie per lettera continue
e dover ricorrere al cambio dell’indirizzo e-mail (anche in
questo caso si ricorda che, nonostante tutte le garanzie
fornite dai provider, basta una conoscenza all’interno dello
stesso per avere i vostri dati);
non fornire riferimenti su luoghi frequentati (es. posto di
lavoro, palestre ecc…) e, tanto meno, riferimenti privati
come il numero di casa o l’indirizzo;
non fornire informazioni circa le proprie abitudini (orari
di lavoro, uscite e locali frequentati);
fornire solo e soltanto i riferimenti strettamente
necessari;
se si desidera sentire l’altro/a per telefono, chiamare da
un numero diverso dal vostro personale oppure con numero
“privato” (anche se è sconsigliato - vedi sopra “conoscenze
nell’ambito dei gestori telefonici”);
se si desidera incontrare l’altro/a, farlo in un luogo
frequentato, magari di vostra esclusiva conoscenza.
Queste sono semplici regole per evitare non solo i
“peggiori” deviati (rari, per fortuna) ma, soprattutto,
coloro che, affetti da disturbi minori, potrebbero diventare
stalker ed iniziare a molestarvi con tutti i mezzi possibili
(telefono,
e-mail ecc…), appostarsi fuori dai luoghi da voi
frequentati o seguirvi. Si ricorda, a tale proposito, che le
statistiche registrano come il 20% della popolazione
italiana (dato rilevato in 15 regioni della penisola), cioè
un italiano/a su cinque (che è moltissimo), soprattutto
donne, sia stato/a almeno una volta vittima di stalking.
Spesso in modo così cruento da dovere essere obbligato/a a
cambiare perfino città.
Dr. MASSIMO
BLANCO
Sociologo Clinico e Applicato
Spec. Educazione, Comportamento,
Scienze Criminologiche e della Sicurezza
massimo.blanco@blancoweb.it
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